Bid e ask: il nodo dei prezzi dei crediti deteriorati

foto da forbes.com

Uno dei motivi per cui le banche negli ultimi anni hanno faticato a concedere crediti alle imprese è rappresentato dalla loro cronica difficoltà a liberarsi dei cosiddetti crediti deteriorati, capitali che gravano sul bilancio come una Spada di Damocle e minano la liquidità.

La crisi economica del 2008 – sommata alla lentezza della giustizia nei procedimenti civili e dell’apparato burocratico italiano – ha fatto il resto, con ripercussioni che si sono trascinate fino ad oggi: le insolvenze sono aumentate e, di pari passo, anche il volume dei Non Performing Loans (NPL), cioè dei crediti incagliati di difficile e incerto recupero.

In particolare, il mercato dei NPL è costituito da:

– crediti incagliati che ammontano a 84 miliardi di euro e per i quali le probabilità di recupero sono più elevate;
– crediti ristrutturati (18 miliardi), per i quali sono già in vigore accordi con gli istituti bancari che possono portare a un risanamento del debitore.

Nelle situazioni di incaglio più critiche, i crediti difficili da smaltire possono essere ceduti, in genere a fondi e società specializzate.

Quello della compravendita dei crediti sofferenti, però, è un mercato che stenta a decollare. Principalmente a causa del bid e ask, ovvero del gap nella valutazione del valore del credito tra chi lo offre e chi lo domanda; in altre parole, tra chi lo vende e chi lo compra. Questo spread si attesta intorno ai 19 punti percentuali.

Gli istituti di credito espongono in bilancio i NPL a un prezzo di carico pari a circa il 41% del valore dell’esposizione lorda, mentre gli operatori specializzati sono disposti a comprare a un prezzo di mercato di poco superiore al 22%. Chi compra, infatti, nel formulare la proposta di acquisto considera anche i costi diretti (spese legali) e indiretti (compensi del personale) che affronterà in fase di recupero, oltre ovviamente al premio per il rischio.

Un’ampia differenza, che frena drammaticamente lo sviluppo di un mercato capace di gestire la compravendita di pacchetti di credito a livello di sistema.

Molto si è dibattuto, in sede governativa e di stampa, su quali meccanismi adottare per ridurre il peso dei NPL sui bilanci delle banche italiane, in modo da riportarle in linea con la media europea e fare in modo che abbiano maggiore propensione a fare credito, rilanciando così l’economia nazionale, a vantaggio delle imprese che vogliono investire; ma il divario tra bid e ask, cioè la distanza tra le posizioni di compratori e acquirenti, appare ancora evidente.

Tuttora, al fine di creare un mercato di sistema solido, si parla di dare maggiori sicurezze di recupero ai compratori tramite più informazione e più trasparenza sulle possibilità e sui tempi di recupero, per convenire il più possibile sulla valutazione e ridurre la distanza tra bid e ask.

In parallelo, come sottolineato dagli analisti, nuove normative capaci di accelerare i tempi di recupero porterebbero in dote minori incertezze, le quali, a loro volta, si tradurrebbero in meno oneri di finanziamento e in prezzi di cessione più elevati.

Altro, importante, margine di intervento, forse il più facile da praticare nel breve periodo, è l’aumento della diversificazione dei portafogli ceduti: se il pacchetto comprende crediti di un solo settore, aumentano le possibilità che il recupero sia totale oppure nullo, in base all’evoluzione economica del settore in questione; al contrario, con un portafoglio ampio e diversificato, ci sarebbe una sorta di compensazione tra gli esiti delle varie pratiche e il recupero effettivo sarebbe più vicino a quello atteso.

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